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L'Italia dalla crisi del centrismo agli anni del centrosinistra.

17 . Il "boom": un miracolo?

Da: G. Mammarella, La storia dei nostri anni. Fatti Idee Problemi dal
1939 ad oggi, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1987 .

Lo sviluppo economico dell'Italia tra gli anni Cinquanta e l'inizio
degli anni Sessanta fu cos rapido e intenso da far parlare di
"miracolo economico". Con tale definizione non concorda lo studioso di
storia contemporanea Giuseppe Mammarella, il quale afferma che le
cause di quello sviluppo non furono affatto "miracolistiche".

Gi all'inizio degli anni '60 il reddito nazionale era letteralmente
raddoppiato, passando da 10.000 miliardi a 20.000. Era soprattutto nei
tre anni dal '59 al '62 che i tassi di crescita raggiungevano le punte
pi alte: 6,37 (1959); 5,82 (1960); 6,81 (1961); 6,07 (1962).
A questo sviluppo il maggior contributo veniva dato dalle attivit
industriali il cui valore tra il '52 e il '62 passava dal 27% al 44%
del prodotto nazionale.
La disoccupazione, anche grazie ad un consistente flusso di
emigrazione in Germania, Francia e Svizzera, si era drasticamente
ridotta a meno di un milione. Nel 1958 il totale dei lavoratori
nell'industria superava quelli dell'agricoltura. Ben 2.500.000
italiani avevano lasciato la terra - di essi 1.700.000 provenivano dal
Sud - e si erano distribuiti tra le attivit manifatturiere
(1.700.000) e nel terziario (900.000). In un decennio l'Italia si era
trasformata da paese prevalentemente agricolo in paese prevalentemente
industriale e occupava gi il decimo posto nella graduatoria degli
stati pi industrializzati dell'Occidente; passer al settimo durante
gli anni '70.
Le industrie che guidarono il "boom" furono quelle siderurgiche,
chimiche e meccaniche e tra queste soprattutto quelle dell'automobile,
ma nacquero e si svilupparono anche industrie completamente nuove come
quelle dei motoscooters, il primo mezzo di trasporto dell'italiano
medio prima di approdare alla "500", degli idrocarburi, grazie
all'azione pionieristica di un grande manager di stato, Enrico Mattei,
e degli elettrodomestici di cui l'Italia sarebbe diventata presto il
pi forte produttore d'Europa. Tutti gli indici sociali ed economici
erano in ascesa e la vita degli italiani cominciava a cambiare
vistosamente. Dopo una breve recessione tra il 1963 e il 1964 prodotta
dall'eccessivo surriscaldamento della congiuntura e da una forte e
improvvisa espansione dei consumi, la crescita riprendeva, a ritmo
leggermente pi lento, ma con effetti pi profondi sul tessuto sociale
e sulla vita quotidiana.
La ripresa economica stimolava la crescita dei salari e dei consumi.
Dopo una prima fase di forti aumenti salariali, tra il 1960 e il '63,
una seconda sopraggiungeva nel 1970. In quell'anno i salari
dell'industria crescevano del 18,3% come effetto dell'"autunno caldo",
una lunga fase di agitazioni e di scioperi, insolitamente violenti,
avvenuti negli ultimi mesi del '69 sotto la spinta di un forte aumento
nell'influenza dei sindacati. E' in questi anni che si creano le
condizioni per un grosso salto di qualit nel tenore di vita degli
italiani i cui redditi si avvicinano ormai ai livelli europei.
Aumentano i consumi delle famiglie, in media del 6,5% ogni anno dal
1966 al 1970, si diffonde la motorizzazione, crescono gli investimenti
immobiliari, talch ben presto pi della met degli italiani diventer
proprietaria dell'abitazione e comincia la diffusione delle seconde
case nei luoghi di villeggiatura, al mare e ai monti. Cambiavano le
abitudini alimentari e il consumo delle carni diventava per moltissimi
quasi quotidiano. Cambiava anche la destinazione del reddito
familiare: diminuiva la percentuale destinata all'alimentazione

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e aumentava quella relativa ai consumi voluttuari, ricreativi od
educativi. Il censimento del '71 segnalava una netta diminuzione
dell'analfabetismo e un vistoso aumento della scolarit di ogni ordine
e grado. Quasi raddoppiati, rispetto al '45, gli studenti delle scuole
elementari, pi che triplicati gli studenti di scuola media,
triplicati i laureati universitari (dai 20.606 del '51 ai 60.651 del
1971). Gli italiani leggevano di pi, soprattutto giornali, periodici
e libri, viaggiavano di pi e andavano pi a teatro, al cinema e ai
concerti.
La televisione, che aveva iniziato le sue trasmissioni a met degli
anni '50, era ormai in ogni casa e svolgeva una formidabile azione
unificante tra il Nord e il Sud e tra le classi sociali, col risultato
di omogeneizzare il linguaggio, l'informazione, i valori, creando cio
i presupposti per una moderna cultura di massa. Ce ne era abbastanza
per dar ragione a chi affermer che il paese era cambiato pi negli
ultimi quindici anni che nel secolo che li aveva preceduti, ma il
processo era destinato a continuare nel corso dei quindici anni
successivi per cui la medesima affermazione manterr tutta la sua
validit anche quando verr ripetuta a met degli anni '80.

18 . Una crescita economica senza progresso civile.

Da: G. Procacci, Storia degli Italiani, secondo, Laterza, Bari, 1968 .

Il miracolo economico permise all'Italia di "spezzare definitivamente
le catene dell'arretratezza in cui per secoli era stata mantenuta", ma
non fu accompagnato da un analogo progresso civile: questo afferma lo
storico Giuliano Procacci nel seguente passo, nel quale evidenzia i
costi sociali dello sviluppo economico.

Finalmente, dopo anni di stenti e di privazioni, gli italiani
conoscevano un certo benessere: il consumo della carne e dello
zucchero, gi bassissimi, aumentarono e i tetti delle case si
popolarono di antenne della televisione, attraverso le quali giungeva
a tutti, assieme alle canzonette degli innumerevoli festivals che si
svolgevano attraverso tutta la penisola, la voce paterna e suadente
dei predicatori e dei ministri democristiani.
Il miracolo economico ebbe anche i suoi eroi. Tale fu in un certo
senso Enrico Mattei, un valoroso partigiano che, come gli ex
garibaldini della seconda met dell'Ottocento, si fece dirigente
industriale e al cui nome  legato lo sviluppo dell'ENI e il
tentativo, condotto con spregiudicatezza e azzardo degno degli antichi
mercanti italiani, di sottrarre l'Italia al monopolio delle grandi
compagnie petrolifere internazionali. A questo fine egli stabil una
serie di contatti con i popoli coloniali e di nuova indipendenza e si
disse anche che finanziasse il Fronte nazionale di liberazione
algerino. Mor nel 1962 in un incidente aereo e si parl subito di
sabotaggio. [...]
Ma il miracolo economico, come tutti i molti miracoli che abbiamo
contato nel corso della storia d'Italia, ha anche il suo rovescio
della medaglia. Lo sviluppo edilizio, svoltosi sotto il segno della
pi sfrenata speculazione, ha pregiudicato in modo probabilmente
irreparabile l'urbanistica delle principali citt italiane e ha
irrimediabilmente deturpato paesaggi unici al mondo. La motorizzazione
di massa  stata artificialmente gonfiata al di l delle possibilit
economiche del paese, oltre che da una sapiente tecnica di persuasione
occulta, anche attraverso una deliberata rinuncia da parte dello Stato
a promuovere i mezzi di trasporto pubblico. Mentre si costruiscono
migliaia di chilometri di autostrade, si pensa a sopprimere cinquemila
chilometri di ferrovie e i trasporti pubblici urbani, costretti a
procedere a passo d'uomo nel caos del traffico cittadino, presentano
bilanci paurosamente deficitari. L'esodo dalle campagne ha acuito la
crisi di una agricoltura che in vaste zone del paese  ancora regolata
da contratti e

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da rapporti superati e anacronistici, solo parzialmente intaccati
dalla riforma agraria attuata dal governo.
Ma questi - si potrebbe obiettare fondatamente - sono gli
inconvenienti e il prezzo del progresso e comunque non si pu certo
negare che in quest'ultimo decennio l'Italia sia riuscita a spezzare
definitivamente le catene dell'arretratezza cui per secoli era stata
mantenuta e si sia inserita nel ristretto novero dei paesi a forte
sviluppo industriale. Ma ci che lascia perplessi e scettici molti
italiani di fronte al miracolo economico  la constatazione che ad
esso non ha corrisposto un analogo progresso civile. La condizione
operaia italiana rimane precaria e dura; la disoccupazione, malgrado
la valvola di sicurezza dell'emigrazione, che ha assorbito circa 3
milioni di braccia, rimane ancora a livelli preoccupanti; le
attrezzature civili, le scuole, gli ospedali, sono assolutamente
inadeguati e solo da qualche anno  stata introdotta l'obbligatoriet
dell'istruzione fino a 14 anni, la quale per ancor oggi  largamente
evasa. L'amministrazione pubblica rimane insufficiente e elefantiaca,
la giustizia lenta, l'universit medievale, il sistema fiscale
vessatorio contro i poveri e impotente contro gli evasori fiscali, la
corruzione dilagante.
